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Percezione del Brand: il futuro delle aziende è nei Big Data

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“Ogni due giorni creiamo così tanta informazione quanto il genere umano dall’alba dei tempi fino al 2003”

“Eric Shmidt (Executive Chairman di Google) – Conferenza Techonomy (2010)
I Big Data sono il futuro

Questa famosa frase dell’Executive Chairman di Google descrive brevemente l’attuale situazione. Tutto ciò non dovrebbe essere così eclatante: ormai la nostra intera esistenza ruota intorno all‘interazione con il mondo virtuale tramite foto sui social, ricerche su Google, download di musica, libri e film, pagamenti online, etc. Proprio come Pollicino che camminando tra i boschi si lascia dietro le sue molliche di pane, anche noi nelle nostre passeggiate virtuali ci lasciamo dietro qualcosa: i nostri dati. L‘insieme di tutti questi dati prende il nome di Big Data. 

Cosa sono i Big Data?

Ma cosa sono nello specifico questi Big Data? Senza perderci in definizioni complesse, possiamo dire che essi sono l’insieme di ogni nostro movimento online. Ma cosa farci con tutti questi dati? Al di là degli scandali relativi al rapporto tra i Big Data e privacy, questi dati rappresentano una sorgente preziosa di informazioni, fondamentali per lo studio del comportamento dei consumatori e dell’essere umano in generale. Infatti, i ricercatori sociali si ritrovano per la prima volta tra le mani una mole di dati spaventosa. Qual è il loro potenziale per le aziende?

Due saperi fondamentali

Prima dell’avvento di Internet e dei Big Data studiare la percezione che i consumatori avevano dei brand non era affatto semplice: studi in laboratorio, questionari e continui fattori di disturbo. Cosa è cambiato?Adesso si ha la possibilità di attingere a conoscenze da diverse fonti informatiche come Internet, i social network e gli smartphone. Questi dispostitivi rendono disponibile un‘infinita quantità di informazioni rappresentative dei pensieri spontanei, degli atteggiamenti e dei desideri delle persone. Attenzione! Qui subentra un altro problema: la maggior parte di queste informazioni è espressa in linguaggio naturale, come fare? Ecco che corre in nostro soccorso la linguistica computazionale, cioè lo studio del linguaggio naturale attraverso dei modelli statistico – matematici. E’ dall’unione di queste due discipline che nasce l‘Opinion Mining.

Una scienza di confine

L‘Opinion Mining o Sentiment Analysis nasce dall‘incontro tra linguistica computazionale, psicologia sociale computazionale e studio dei Big Data. Come il nome stesso suggerisce, si tratta di una disciplina che si occupa di esaminare e classificare le opinioni espresse da un soggetto all‘interno di un testo non strutturato, ma anche su immagini o audio. Le opinioni vengono valutate sulla base di un continuum positivo-negativo e tale metodologia è impiegata in molteplici ambiti, dalle campagne elettorali all‘analisi di prodotti commerciali. .

I social sono una fonte preziosa delle opinioni dei consumatori

Opinion Mining: il presente e il futuro della Brand Reputation

L’analisi automatica delle opinioni è fondamentale per le aziende che si prendono cura della propria reputazione e del controllo della qualità. Con l’avvento dell‘Opinion Mining tutto questo è a portata di click. Questa tecnica, infatti, permette di ottenere un campione spontaneo e variegato dai social, dai blog e da qualsiasi sito di recensioni. Tutti questi mezzi diventano delle armi potentissime per indagare e comprendere quale sia la reputazione dell’azienda online tra i suoi stessi consumatori. Di recente un nuovo sito web, Brand24, permette di monitorare le discussioni e i commenti online circa il tuo brand e i tuoi prodotti, pagando un abbonamento di 9,99 euro al mese. Uno strumento del genere consente di avere un continuo controllo sulla brand reputation e, attraverso l’utilizzo dell’Opinion Mining, permette di avere una completa conoscenza di ciò che i consumatori pensano di un’azienda .

Bibliografia

Camiciotti, L. Racca, C. (2015). Creare valore con i Big Data. Milano: Edizioni LSWR.

Feldman, R. (2013). Techniques and applications for sentiment analysis. Communications of the ACM, 56(4), 82-89.

Vallacher, R. R., Read, S. J., & Nowak, A. (2002). The dynamical perspective in personality and social psychology. Personality and Social Psychology Review, 6(4), 264-273.

Vallacher, R. R., Read, S. J., & Nowak, A. (Eds.). (2017). Computational Social Psychology. Routledge.